Il pagamento dei debiti ereditari con denaro dell’eredità comporta accettazione tacita dell’eredità

Il pagamento dei debiti ereditari con denaro dell’eredità comporta accettazione tacita dell’eredità. Cass. civ. Sez. II, 22 febbraio 2018, n. 4320  

Il pagamento di un debito del defunto, da parte dell’erede che utilizzi denaro dell’eredità, configura accettazione tacita dell’eredità stessa. Il pagamento del debito del defunto che invece l’erede fa con denaro proprio, consiste nell’adempimento di un debito altrui e, quindi, non comporta l’accettazione tacita. Infine, è possibile provare che il denaro giacente su un conto corrente bancario cointestato appartiene a uno solo dei cointestatari.

Fattispecie: un coniuge superstite, per l’ammortamento di un mutuo stipulato dal defunto e dal coniuge stesso, aveva denaro giacente su un conto cointestato ad entrambi. I creditori del defunto avevano preteso di considerare il coniuge pagatore come erede puro e semplice, sostenendo che questi pagando il debito del defunto aveva accettato tacitamente l’eredità.

Secondo la Cassazione se, da un lato, è vero che, in tema di successione per causa di morte, un pagamento del debito del de cuius, ad opera di un chiamato all’eredità configura accettazione tacita dell’eredità stessa, non potendosi estinguere un debito ereditario se non da colui che agisce quale erede; nel caso in cui il chiamato all’eredità adempia al debito ereditario con denaro proprio quest’ultimo non può ritenersi, per ciò stesso, erede. La norma che legittima un terzo all’adempimento del debito altrui esclude che si tratti di un atto che il chiamato all’eredità non avrebbe diritto di fare se non nella qualità di erede. Viceversa il pagamento del debito del defunto che sia effettuato dal chiamato all’eredità con denaro ereditario determina l’accettazione tacita. Secondo la Cassazione per stabilire l’appartenenza del denaro giacente su un conto corrente cointestato bisogna considerare l’art. 1298 cod. civ. per il quale nei rapporti interni tra coobbligati l’obbligazione in solido si divide tra i diversi creditori con la precisazione che le parti di ciascuno si presumono uguali se non risulta diversamente.  

Notaio Alessandro Nazari    

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